In francese la negazione viene fatta con due particelle negative, ne e un altro elemento negativo, generalmente pas.
Je ne t’écoute pas. Ce film n’est pas amusant.
• Ne precede il verbo a cui si riferisce, il pas lo segue. Se il verbo è ad un tempo composto, ne e pas si mettono prima e dopo l’ausiliare. Ne si apostrofa davanti a vocale.
Je ne vois pas de beaux films cette année. Je n’ai pas vu de beaux films cette année.
• Pas può essere sostituito da altri elementi negativi: – dagli avverbijamais(mai), plus (più), ni ... ni (né …né) e dagli aggettivi o pronomi indefiniti: aucun, personne, rien
Nous n’allons jamais au cinéma. Je ne regarde plus cette émission.
Je ne bois ni vin ni bière. Je n’ai acheté aucun disque cette année.
Nous n’avons rencontré personne. Il n’a invité aucun de ses camarades de classe.
-da que restrittivo, con il significato di seulement (soltanto).
Il ne va en vacances qu’à la montagne.
• Plus e jamais possono rafforzare una negazione, per cui in una frase possono esserci tre elementi negativi.
Je n’irai jamais plus en vacances dans cette ville !
Il ne boit jamais rien.
Ni son frère ni sa sœur n’acceptent plus de l’accompagner.
• Ne e pas (plus, jamais, rien) precedono un verbo all’infinito.
Maman a dit de ne pas regarder la télé cet après-midi.
Rappelle-toi de ne pas oublier ton parapluie.
• Quando due o più frasi negative sono coordinate tra loro, il pas si omette e le frasi sono collegate da ni.
Elle est triste ce soir; elle ne chante ni ne danse.
Jean-Dominique Bauby si risveglia dopo un lungo coma in un letto
d'ospedale. È il caporedattore di 'Elle' e ha accusato un malore mentre
era in auto con uno dei figli. Jean-Do scopre ora un'atroce verità: il
suo cervello non ha più alcun collegamento con il sistema nervoso
centrale. Il giornalista è totalmente paralizzato e ha perso l'uso della
parola oltre a quello dell'occhio destro. Gli resta solo il sinistro
per poter lentamente riprendere contatto con il mondo. Dinanzi a domande
precise (ivi compresa la scelta delle lettere dell'alfabeto ordinate
secondo un'apposita sequenza) potrà dire "sì" battendo una volta le
ciglia oppure "no" battendole due volte. Con questo metodo riuscirà a
dettare un libro che uscirà in Francia nel 1997 con il titolo che ora ha
il film.
L'occhio del protagonista diventa la soglia che permette al pesante e
inerte scafandro del suo corpo di liberare (anche se faticosamente) la
farfalla del pensiero. La voce interiore imprigionata di Jean-Do ci
rivela al contempo l'orrore della condizione e l'indomabile spinta
all'espressione di sé. Il giornalista pensa, desidera, soffre, grida
dentro di sé. È un grido in cerca di una bocca che possa tradurlo in
suoni e parole. Il battito delle ciglia (che ricorda non a caso il
battito d'ali di una farfalla) si traduce in lettere e le lettere in
parole. Schnabel e Amalric riescono a non fare retorica e al contempo a
commuovere profondamente liberandosi dal falso pietismo che spesso
accompagna queste storie 'vere'. Raggiungono il risultato grazie a un
attento lavoro di flasback che si integra alla perfezione con la
descrizione di un corpo che da apertura al mondo si è trasformato in
sepolcro. Tutto ciò senza lanciare proclami né a difesa strenua della
vita né a favore dell'eutanasia. Il che, di questi tempi, è già un
merito di per sé.
Trama La storia di un parigino che si
ammala e non sa se dovrà morire. Questa condizione lo porta a
guardare le persone che incontra con occhi completamente diversi.
Immaginare la propria morte, all’improvviso dà un nuovo
significato alla sua vita, alla vita degli altri, e alla vita
dell’intera città. Venditori di frutta e verdura, la titolare di
un forno, un’assistente sociale, un ballerino, un architetto, un
senza tetto, un professore universitario, una modella, un immigrato
clandestino del Camerun: incontri che, come tessere di un puzzle,
ricostruiscono una nuova fisionomia della città.
François Bégaudeau insegnante di francese in una scuola media superiore parigina. Facciamo la sua conoscenza mentre si incontra con i colleghi (vecchi e nuovi arrivati) ad inizio anno scolastico. Da quel momento rimarremo sempre all'interno delle mura scolastiche seguendo il suo rapporto con una classe.
Il suo metodo d'insegnamento, che si rivolge a un gruppo eterogeneo di ragazzi e ragazze, mira ad offrire loro la migliore educazione possibile in una realtà cui i giovani non hanno un comportamento sempre inappuntabile e possono spingere anche il migliore dei docenti ad arrendersi a un quieto vivere che non richieda confronti e magari scontri con gli allievi. Non tutti infatti apprezzano la sua franchezza e il professor Bégaudeau si troverà dinanzi a un caso che lo metterà in una posizione difficile.
Laurent Cantet, dopo l'incursione nel fenomeno del turismo sessuale al femminile di Verso il Sud torna ad un argomento che ci riguarda, più o meno direttamente, tutti: la scuola.
Grazie all'esperienza, tradotta in una sorta di diario di viaggio attraverso un anno scolastico, dell'insegnante François Bégaudeau il regista ci aiuta a riflettere su quanto l'equilibrio di una realtà classe (anche non border line)oggi possa rivelarsi estremamente precario.
Dopo un complesso training con i giovani attori presi questa volta non 'dalla strada' ma 'dalla scuola' e scegliendosi come protagonista il Bégaudeau reale, Cantet affronta con piglio da documentarista una realtà che studenti e docenti vivono in modo analogo non solo a Parigi o in Francia. Senza enfasi né retorica il docente e il regista ci mostrano quanto il ruolo di insegnante così come quello di studente siano oggi sempre più complessi e, in qualche misura, da provare a ricostruire dalle fondamenta.
Potrà anche sembrare un po' lento e dilatato il narrare di Cantet in questa occasione ma, per chi ha tempo per ascoltare e in particolare se genitore, il suo è un film prezioso. Giancarlo Zappoli
“Quel che ho scritto a 23 anni è autentico. Nello sguardo di tutte
le passanti in cui mi sono imbattuto, ho visto spesso nel loro cuore il
dramma infinito o la noia di una vita senza alcuna attrattiva. Leggevo
nella loro anima come se fosse un libro aperto, e la loro malcelata pena
m'insegnava quanto il loro dolore fosse vivo.” A.P. Il testo della canzone è una poesia di Antoine Pol (nato il 23 agosto 1888 a Douai. Antoine Pol combatté nella "grande guerra" come capitano
di artiglieria, dopo aver lavorato come ispettore minerario diviene presidente del sindacato centrale degli importatori di carbone. Ma aveva, segretamente, la passione della poesia. A
partire dal 1918 pubblicò diverse raccolte che passarono in sordina. Nella primavera del 1943, un
ragazzo di 23 anni che trainava la sua vita nella Parigi occupata dai
nazisti, nella più nera povertà, scovò un suo libro su una bancarella
della Porte de Vanves, appunto. A quelle sue giratine tra le bancarelle
non rinunciava pur non essendo tanto prudente, dato che era da poco
scappato dal "S.T.O.", il "Servizio di Lavoro Obbligatorio" imposto
dagli occupanti nazisti.
Era un libriccino di 130 pagine (del quale, lo si saprà molto dopo,
erano state stampate soltanto 110 copie dalle "Éditions du Monde
Nouveau") che si intitolava Émotions poétiques, e conteneva
questa poesia (scritta, su precisa affermazione dell'autore, nel 1911);
il ragazzo si chiamava Georges Brassens. Si mise a sfogliarlo, indeciso
se spendere o meno il mezzo franco che costava; e fu proprio questa
poesia che glielo fece spendere. La mise sommariamente in musica e la
lasciò in un cassetto, come spesso faceva; ma, tornandogli costantemente
in testa, la rielaborò fino al 1964 e poi ancora nel 1969.
Nel 1971 si decise finalmente a inciderla e volle contattare quindi
l'autore, scovandone gli estremi alla SACEM, per domandargliene i
diritti; immaginarsi chi non li avrebbe concessi a Brassens! I due
progettarono di incontrarsi, perché Brassens voleva conoscere l'autore
di quella poesia che lo aveva così tanto colpito trent'anni prima;
destino volle che Antoine Pol morisse una settimana prima
dell'appuntamento. Secondo una testimonianza del nipote, alla vigilia della sua morte Antoine Pol gli
disse di "ascoltare la canzone per lui e di impararla a memoria". Il
contratto per la cessione dei diritti fu firmato il 4 ottobre 1972 dalla
vedova, Yvonne Pol. La sua poesia, incisa nel 1972 da Brassens, sarebbe
diventata una delle canzoni più celebri nell'intera lingua francese; da
un giorno all'altro, il nome di Antoine Pol divenne famoso. Nel 1974
Fabrizio De André la tradusse in italiano, facendo chiedere a migliaia
di suoi appassionati chi accidenti fosse questo Antoine Pol.
Di seguito il testo della canzone Les passantes con la traduzione in italiano
L'espressione idiomatica è un elemento lessicale complesso più lungo di una parola ma più corto di una frase, un insieme di parole il cui significato letterale non ha nulla a che fare con quello figurato.
L'espressione idiomatica è un carattere distintivo di una cultura, elemento di saggezza popolare.
E' bene sapere, quindi, che la stessa espressione idiomatica non va tradotta letteralmente da una lingua all'altra. Di seguito una parte delle expressions idiomatiques francesi più comuni:
C'est quétaine
Esistono tante storie circa l'origine della parola ''quétaine''. Quella che sembra avere più attendibilità suggerisce che il termine è la deformazione del nome di famiglia Keaton o Kitten. Si dice che la famiglia avesse dei gusti relativi all'abbigliamento discutibili.Con l'espressione c'est quétaine si fa riferimento ad una persona vestita di cattivo gusto, démodé, si può indicare altresì uno stile di vita all'antica o di cattivo gusto
Se prendre pour le boss des bécosses
I ''bécosses'' sono stati dei wc utilizzati nel passato, molto essenziali, sostanzialmente una sedia con un secchio da vuotare. Al giorno d'oggi lo stesso termine viene utilizzato per indicare dei servizi igienici mediocri. L'espressione boss des bécosses è un insulto verso chi si crede superiore o in ogni caso che crede di avere l'autorità di dire o fare qualcosa oltre le sue competenze. Beh diciamocelo tutti conosciamo almeno un ''BOSS DES BECOSSES'' se non te ne viene in mente nessuno potresti essere proprio tu!
être aux oiseaux
Essere estremamente felice, in un esplosione di gioia, estasiato. Nella francofonia si utilizza l'espressione essere tra gli angeli, situazione che porta alla mente una sensazione di libertà e di protezione.
Gli abitanti del Quebec hanno sostituito tale espressione con gli uccelli che come gli angeli simboleggiano la felicità e la libertà d'essere e andare ovunque desiderino.
Passer la nuit sur la corde à linge
Si dice di qualcuno che ha l'aria stanca, che sembrerebbe che non ha dormito, che ha passato una notte in bianco.
Il paragone con la corde à linge ( le corde che utilizziamo per stendere la biancheria sui nostri balconi) dove i panni sono in balia del vento, del sole e magari del freddo, lascia perfettamente intendere le condizioni nelle quali si è riposato.
Sullo sfondo dello storico attacco giapponese del 7 dicembre '41 alla base Usa di Pearl Harbor, che segnò l'ingresso nel secondo conflitto mondiale degli Stati Uniti, si raccontano le audaci vicende di due piloti, Rafe McCawley e Danny Walker, e del loro amore per una bella infermiera, Evelyn Stewart.
I gallicismi sono forme perifrastiche usate per esprimere diverse sfumature di tempo.
Passé rècent
Présent continu
Futur proche
Il vient de boire à la fontaine
Il est en train d'écrire un roman
Il va pleuvoir
Ha appena bevuto alla fontana
Sta scrivendo un romanzo.
Sta per piovere
I. Il passé récent
Si costruisce con venir de + infinito. Indica un'azione appena conclusa rispetto al momento in cui si parla.
Elle vient de rentrer E' appena rientrata; è rientrata da poco.
Il passé récent può esere usato anche per indicare un'azione appena conlcusa rispetto a un momento passato. In questo caso il verbo venir si coniuga all'indicativo imperfetto.
Elle venait de finir ses études quand elle a décidé d'aller vivre à l'étranger. Aveva appena finito gli studi quando ha deciso di andare a vivere all'estero.
II. Il présent continu
Si costruisce con être en train de + infinito. Indica un'azione in corso di svolgimento nel momento in cui si parla o in un dato momento del passato o del futuro.
Ils sont en train de jouer au tennis. Stanno giocando a tennis.
III. Il futur proche
Si costruisce con aller + infinito. Indica un'azione che è sul punto di compiersi o un'azione che stava per compiersi in un certo momento del passato, ma che è rimasta in sospeso, Il verbo aller può essere coniugato, quindi non solo all'indicativo presente, ma anche all'indicativo imperfetto.
Elle va partir pour la Corse. Sta per partire per la Corsica.
J'allais lui demander de l'argent quand j'ai retrouvé mon porte-monnaie. Stavo per chiedergli dei soldi quando ho ritrovato il mio portamonete.
N.B. In italiano il future proche si rende con svariate espressioni temporali quali stare per, essere sul punto di, avere intenzione di ecc. e con le locuzioni temporali quali tra poco, subito.
L'espressione idiomatica è un elemento lessicale complesso più lungo di una parola ma più corto di una frase, un insieme di parole il cui significato letterale non ha nulla a che fare con quello figurato.
L'espressione idiomatica è un carattere distintivo di una cultura, elemento di saggezza popolare.
E' bene sapere, quindi, che la stessa espressione idiomatica non va tradotta letteralmente da una lingua all'altra. Di seguito una parte delle expressions idiomatiques francesi più comuni:
Raconter des salades
Un insalata (salade) è un insieme di ingredienti differenti che si sposano bene l'un l'altro.
L'espressione è utilizzata per descrivere l'azione di raccontare una mensogna condita con dei tratti di verità con un tono decisamente
convincente.
Se lâcher lousse
Il termine lousse pare derivi dall'inglese ''loose'' nel senso di non attaccarsi a qualcosa e di sentirsi liberi incondizionatamente, non avere alcuna inibizione, alcun limite. Se lâcher lousse si utilizza per esprimere quello che si ha voglia di fare in totale libertà.
Avoir la frite
Essere in piena forma e di ottimo umore.
Poser un lapin
Disertare un appuntamento. Potrebbe corrispondere nella lingua italiana all'espressione ''tirare un bidone''.
Parigi. Da diversi mesi, una banda di malviventi opera in totale impunità commettendo crimini di rara violenza. Il direttore della polizia giudiziaria, Robert Mancini ha detto a chiare lettere ai suoi più diretti collaboratori Léo Vrinks capo della BRI (squadra anticrimine) e Denis Klein, capo della BRB (squadra investigativa e di pronto intervento) che chi riuscirà a sgominare la banda prenderà il suo posto diventando il ''grande capo'' del 36 Quai des Orfèvres. Denis e Léo, un tempo grandi amici, sono ormai lontani su tutto, separati per sempre dalla vita, dal lavoro, dai loro uomini ma soprattutto dall'amore per una donna, Camille Vrinks.
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In francese, ci sono due tipi di futuro: il futuro semplice (futur simple) e il futuro anteriore (futur antérieur) Vediamo come coniugare per ora i verbi al futuro semplice.
Trama Sfidando l'imperatore romano Giulio Cesare, la regina d'Egitto Cleopatra decide di costruire in appena tre mesi un sontuoso palazzo in pieno deserto: in questo modo, Cesare sarà costretto ad ammettere che gli egiziani sono il popolo più grande della Terra. Per realizzare l'opera la sovrana chiama Numerobis, un architetto all'avanguardia che coinvolge Panoramix, il druido amico di Asterix e Obelix: i tre si mettono quindi in viaggio per l'Egitto...
Uno dei metodi di affinamento della propria pronuncia è sicuramente quello di ascoltare un madrelingua.
In tal senso possiamo utilizzare diversi "strumenti didattici" quali per esempio la visione di film in lingua con sottotitoli in lingua, l'ascolto di canzoni, utilizzare piattaforme sul web che danno la possibilità di effettuare videochiamate con persone che condividono lo stesso interesse, apprendere la lingua, sicuramente tutti sistemi efficaci che tra l'altro danno la possibilità di ampliare la propria cultura generale ma oggi voglio parlarvi delle letture semplificate.
Per letture semplificate intendiamo i cosiddetti audiolibri con in allegato il testo, chiaramente limitarsi all'ascolto soprattutto in una fase iniziale dell'apprendimento potrebbe risultare poco proficuo, in pratica con le letture semplificate si tratta di leggere insieme ad un madrelingua, seguendo testo e audio infatti faremo nostri elementi di grammatica, di fonetica nonchè di cultura in un modo estremamente semplice e piacevole, provare per credere. Tra l'altro bisogna considerare la preziosa possibilità di riprodurre gli audio su diversi dispositivi elettronici ormai facenti parte della vita di tutti noi o quasi.
Il costo delle letture semplificate si aggira sui 10 euro, non sono difficili da reperire.
Ad ogni modo cercherò di inserire sul blog periodicamente degli audiolibri da fruire gratuitamente, se non vuoi perderti nessun aggiornamento segui la pagina facebook.
Non, je ne regrette rien è una canzone del 1956 composta da Charles Dumont con testo di Michel Vaucaire, intepretata da Edith Piaf.
La cantante considerava Charles Dumont un piccolo cantante da strapazzo, al quale riservò dei giudizi, gratuiti e poco lusinghieri. Pur non essendo il Dumont un fan della cantante, ha un grande sogno: far cantare una sua canzone alla legendaria Edith Piaf. Dopo numerosi rifiuti ella decide di incontrarlo e quando ascoltò le note che il piano di Charles Dumont suonava chiese di risuonarla più e più volte, alla fine gli disse con tono sicuro che quella canzone avrebbe fatto il giro del mondo!
Nell'autunno del 1960 le forze l'abbandonano ed è da oltre un anno che nessuno le offre una scrittura, nello stesso periodo si diffonde la voce che l'Olympia è in bancarotta, il direttore del celebre teatro dopo aver o licenziato gran parte del personale per necessità si reca da Edith Piaf alla quale le implora di aiutarlo. La cantante accetta di cantare la sua nuova canzone "Non, je ne regrette rien", all'indomani dell'esordio della nuova canzone tutti i negozi di dischi furono presi d'assalto! I negozi non riuscivano ad accontentare tutti i clienti, le fabbriche hanno dovuto lavorare di notte per coprire la richiesta che proveniva dai negozi.
Dopo l'esibizione il pubblico, costituito in gran parte da celebrità dello spettacolo, l'ha applaudita per più di mezzora.
Aveva firmato contratti per almeno cento concerti, talvolta due nella stessa sera, contro i consigli dei dottori è andata avanti fino alla fine. In uno dei suoi ultimi concerti disse:" niente è grave, tutto ricomincia, se le cose iniziano male possono solo andare meglio e quando già vanno male non possono andare peggio perciò vanno meglio, c'è sempre una speranza anche quando sembra che tutto vada per il peggio" messaggio di conforto e speranza rivolto a chi come lei aveva attraversato e stava attraversando un momento difficile.
Muore il 10 ottobre 1963 a Grasse e viene trasportata segretamente a Parigi, città nella quale voleva morire, a bordo di un'autoambulanza.
Di seguito un tratto del film " La vie en rose " di Olivier Dahan (CLICCA QUI PER LO STREAMING) dove Marion Cotillard che interpreta Edith Piaf canta NON, JE NE REGRETTE RIEN. Nello stesso vi è la traduzione in italiano del testo.
Non, je ne regrette rien
Non, rien de rien
Non, je ne regrette rien
Ni le bien qu'on m'a fait
Ni le mal; tout ça m'est bien égal !
Non, rien de rien
Non, je ne regrette rien
C'est payé, balayé, oublié
Je me fous du passé !
Avec mes souvenirs
J'ai allumé le feu
Mes chagrins, mes plaisirs
Je n'ai plus besoin d'eux !
Balayées les amours
Et tous leurs trémolos
Balayés pour toujours
Je repars à zéro
Non, rien de rien
Non, je ne regrette rien
Ni le bien qu'on m'a fait
Ni le mal; tout ça m'est bien égal !
Non, rien de rien
Non, je ne regrette rien
Car ma vie, car mes joies
Aujourd'hui, ça commence avec toi
No, non rimpiango niente!
No, niente di niente!
No, non rimpiango niente!
Né il bene né tutto il male che m'hai fatto, e mi sta bene così.
No, niente di niente!
No, non rimpiango niente!
È stato tutto saldato, spazzato via, dimenticato.
Me ne fotto del passato.
Coi miei ricordi,
innesco la fiamma,
i miei dispiaceri ed i miei piaceri,
non ho più bisogno di essi.
Rimossi gli amori
e tutti i loro tremoli,
dimenticati per sempre.
Riparto da zero.
No, niente di niente!
Neanche del bene che m'hai fatto.
No, niente di niente!
Poiché oggi, la mia vita, le mie gioie
tutto riparte con te.
La vita di Edith Giovanna Gassion, meglio nota come
Edith Piaf, dal 1915 al 1963: dall'infanzia difficile (viene abbandonata
dalla madre, cresce in un bordello, è obbligata a esibirsi per strada
con il padre) fino al successo in Francia e a New York. Si susseguono
poi la sfortunata storia d'amore con il pugile Marcel Cerdan, i gravi
problemi di salute, l'abbandono delle scene...
Il favoloso mondo di Amélie (Le Fabuleux Destin d'Amélie Poulain) è un film scritto e diretto da Jean-Pierre Jeunet ed interpretato da Audrey Tautou e Mathieu Kassovits.
Trama
Amélie, una ragazza di vent'anni che arriva da
Montmatre, un giorno scopre di avere una missione da compiere: alleviare
le pene degli altri. Anche dolori e frustrazioni minime: la solitudine
della vicina di casa, lasciata dal compagno, o quella dell'anziano
genitore che augura al nanetto del giardino lunghi viaggi in paesi
esotici, quelli che lui ha sempre sognato. A un certo punto Amélie si
innamora di uno come lei, un tizio caduto dalla Luna che colleziona
frammenti di fototessere gettati via. Vivranno il principe azzurro e la
sua fatina, felici e contenti?
Di seguito il trailer del film e il collegamento allo streaming.
L'espressione idiomatica è un elemento lessicale complesso più lungo di una parola ma più corto di una frase, un insieme di parole il cui significato letterale non ha nulla a che fare con quello figurato.
L'espressione idiomatica è un carattere distintivo di una cultura, elemento di saggezza popolare. E' bene sapere, quindi, che la stessa espressione idiomatica non va tradotta letteralmente da una lingua all'altra. Di seguito una parte delle expressions idiomatiques francesi più comuni:
Mettre les pieds dans le plat potrebbe probabilmente farci pensare a " sputare nel piatto dove si mangia " magari.
In francese dice mettre le pieds dans le plat quando
si rivolge una domanda difficile con brutale franchezza.
Con un esagerata impudenza si commette un'indiscrezione imperdonabile.
Donner sa langue au chat. Si utilizza questa espressione quando si abbandona una conversazione, quando si rinuncia a trovare una risposta o a cercare una soluzione
Être lessivé può avere un triplice significato:
essere rimasto senza forze, esausto. (Es. dopo una dura giornata di lavoro)
essere rimasto fuori da una gara, una competizione.
essere licenziato.
Avoir un poil dans la main è un'espressione molto utilizzata in francese, ha una connotazione negativa, vuol dire essere troppo pigro.
Il piccolo principe è uno di quei magici libri che tutti dovremmo avere, dovremmo leggere, rileggere...
Un vero toccasana per l'anima. Di seguito la lettura del libro con i relativi sottotitoli in francese.
Jean-Dominique Bauby si risveglia dopo un lungo coma in un letto
d'ospedale. È il caporedattore di 'Elle' e ha accusato un malore mentre
era in auto con uno dei figli. Jean-Do scopre ora un'atroce verità: il
suo cervello non ha più alcun collegamento con il sistema nervoso
centrale. Il giornalista è totalmente paralizzato e ha perso l'uso della
parola oltre a quello dell'occhio destro. Gli resta solo il sinistro
per poter lentamente riprendere contatto con il mondo. Dinanzi a domande
precise (ivi compresa la scelta delle lettere dell'alfabeto ordinate
secondo un'apposita sequenza) potrà dire "sì" battendo una volta le
ciglia oppure "no" battendole due volte. Con questo metodo riuscirà a
dettare un libro che uscirà in Francia nel 1997 con il titolo che ora ha
il film.
L'occhio del protagonista diventa la soglia che permette al pesante e
inerte scafandro del suo corpo di liberare (anche se faticosamente) la
farfalla del pensiero. La voce interiore imprigionata di Jean-Do ci
rivela al contempo l'orrore della condizione e l'indomabile spinta
all'espressione di sé. Il giornalista pensa, desidera, soffre, grida
dentro di sé. È un grido in cerca di una bocca che possa tradurlo in
suoni e parole. Il battito delle ciglia (che ricorda non a caso il
battito d'ali di una farfalla) si traduce in lettere e le lettere in
parole. Schnabel e Amalric riescono a non fare retorica e al contempo a
commuovere profondamente liberandosi dal falso pietismo che spesso
accompagna queste storie 'vere'. Raggiungono il risultato grazie a un
attento lavoro di flasback che si integra alla perfezione con la
descrizione di un corpo che da apertura al mondo si è trasformato in
sepolcro. Tutto ciò senza lanciare proclami né a difesa strenua della
vita né a favore dell'eutanasia. Il che, di questi tempi, è già un
merito di per sé.